2007

Sconfinando

La mostra dal titolo Sconfinando che si è tenuta dal 26 maggio al 9 settembre 2007, ha inaugurato l’attività dell’Attic Studio consacrando lo spazio interno di una abitazione all’Arte Contemporanea. Hanno esposto in questa occasione Silvia Battista che vive e lavora a Londra e si esprime principalmente col linguaggio della performance. Benny Mangone, artista di Mantova, considera lo spazio parte integrante del suo lavoro e interviene in modo delicato sulle pareti creando un sensibile gioco pittorico di cartoncini telati. Davide Bignami, artista di Brescia, ha raccontato con delle testimonianze fotografiche la sua “scultura ambulante” intitolata Ape Camper (l’originale si trova nel museo dell’Assurdo a Castelvetro di Modena). Angelo Madonna vive e lavora a Londra ed è presente in modo ideale nello spazio dove colloca le sue opere in quanto compare come protagonista in un video dove il monitor è rivolto verso l’alto e contenuto in una scatola di cartone. Martina Menici, di Firenze, esprime i suoi sentimenti con una installazione fatta di tulle, legno e chiodi per restituire l’idea di un mondo inquieto che vive dietro ad un sipario di apparente serenità. Stefano Romano, di Bergamo, ci regala la sua visione del “paesaggio” inteso come traccia di memoria e la sua opera consiste in una fotografia di una casa che non esiste più, ma è rimasta la sua impronta, un disegno come i bambini di solito rappresentano la casa.

Emergenzavertigine

La mostra dal titolo Emergenzavertigine si è tenuta all’Attic Studio dal 9 al 30 settembre 2007 ed ha visto protagonisti tre giovani artisti italiani e stranieri: Luca Armigero vive e lavora a Lodi, laureato presso l’Accademia di Brera con una tesi dal titolo La parola nell’arte e propone un grande dipinto (olio su tela) dal titolo Kills; Erika Oi, nata a Tokyo (Giappone) e neolaureata all’ università BA Hons (First class) Fine Art, di Hertfordshire, descrive, attraverso dodici fotografie digitali, la sua visione della cultura occidentale; Arianna Vanini, che vive e lavora a Milano, con la sua installazione dal titolo La casa domino e la stampa lambda di grande dimensioni dal titolo La casa di vetro, ci propone riflessioni sulla fragilità del mondo in cui viviamo.

Conservati speciali

La mostra Conservati Speciali si è tenuta all’Attic Studio dal 24 novembre 2007 al 6 gennaio 2008. In un mondo come il nostro che sta mutando profondamente, nasce la necessità di indagare e capire il senso del nostro esserci. Il tentativo è quello di cercare di tracciare un ritratto del presente con uno sguardo rivolto al passato e un pensiero al futuro. La pretesa, attraverso il lavoro di nove artisti che operano nell’ambito del nostro contemporaneo, non è di esaurire l’argomento ma piuttosto di porre dei quesiti, delle domande. La mostra è una sorta di indagine, le cui conclusioni saranno eventualmente formulate dai visitatori. Gli artisti invitati, provengono da esperienze, da luoghi diversi e si esprimono con linguaggi che vanno dalla fotografia al video, all’installazione alla scultura.

Formatisi alla fine del 2006, gli Esploratori Urbani lavorano insieme alla ricerca di luoghi abbandonati con lo scopo di “catturarli” e “custodirli”. L’obiettivo dei sei giovani fotografi che formano il gruppo, è quello di dare un senso al presente cercando le tracce del passato prossimo, attraverso frammenti di storie lasciate a consumarsi nel ricordo.

L’artista-scrittore Jon Gershon, è da sempre interessato alla fusione tra poesia e video. Il suo lavoro risulta dall’utilizzo dalla selezione di poesie, fotografie e disegni, suoni e incisioni. Molti di questi materiali sono stati raccolti durante i viaggi compiuti dall’artista e suggeriscono l’età industriale che si collega con l’attuale Era della tecnologia digitale. Spesso Jon Gershon organizza serate di poesia e performance in diverse gallerie di Londra, come recentemente alla The Conningsby Gallery e alla The Garage Art Gallery

Le installazioni di Serena Vallese,artista che vive e lavora tra Milano e Giulianova, si collocano al centro del pavimento e negli angoli della galleria come bianchi fantasmi di oggetti dimenticati. Sono opere di una presenza discreta, che affida allo spettatore il tempo e lo spazio della riflessione personale.

 

 

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