2010

Mapping spaces
Dal 13 Febbraio all’ 8 Maggio 2010
Artisti: Loredana Faraon e Jane Wafer
Provenienti dalla stessa formazione accademica alla Fine Art at Oxford Brookes University, Loredana Faraon e Jane Wafer, espongono per la prima volta in Italia presentando l’installazione dal titolo “Truman Brewery 2009″, le sculture “The Object Museum” di Loredana Faraon, il video “Rites of passage: taking a sofa on a journey” e l’installazione “Lost Lands” di Jane Wafer. Il risultato è una doppia personale di artiste che lavorano in modo indipendente l’una dall’altra e che propongono opere realizzate nel 2009 in Inghilterra e alcune realizzate direttamente sul luogo dove la galleria è situata, nei pochi giorni che precedono l’inaugurazione.
Lo sguardo di Loredana e Jane si incentra nella mostra MAPPING SPACES sull’identità geografica e paesaggistica, restituendo due visioni soggettive di uno stesso luogo in una sorta di diaristica del paesaggio, che registra e riflette le trasformazioni di natura sociale e ambientale.
La zona d’indagine in questione è quella nella provincia di Parma, a Medesano, territorio che sta subendo una profonda e veloce mutazione nel paesaggio ad azione dell’uomo soprattutto per la progressiva cementificazione in atto da alcuni anni e per il progetto di bacini idrici ad alto impatto ambientale che segneranno per sempre l‘identità e la storia di questo territorio se questi verranno realizzati.

Jane Wafer si confronterà con lo spazio della galleria appendendo al soffitto delle reti in composizione con elementi naturali raccolti direttamente sul sito dove gli invasi idrici dovranno sorgere dichiarando un dialogo diretto tra la sua opera e il luogo in cui ci troviamo insieme al suo destino. Ad accompagnare l’installazione ci sarà un video che documenta una performance che Jane ha realizzato a Oxford la quale consiste nel trasporto di un divano attraverso un fiume come dono all’ ospedale che ha curato un suo parente recentemente scomparso. La confidenza di questo accaduto di cui l’artista vuole renderci partecipi, rappresenta la metafora dell’attraversamento, del nostro passaggio su questa terra e delle tracce che rappresentano la memoria del nostro vissuto.

Loredana Faraon utilizza la tecnica del calco in lattice per creare un negativo di una delle pareti esterne della galleria invitando lo spettatore ad un vero e proprio cambio di prospettiva ripensando il rapporto tra interno ed esterno.
Oltre a quest’opera realizzata in site-specific, trova spazio nella galleria anche l’opera che Loredana ha realizzato nel 2009 a Londra, sempre in lattice, all’ex fabbrica di mattoni Truman Brewery, di Brick Lane. Il calco è una delle più antiche pratiche scultoree e in passato veniva realizzata “a memoria dei posteri” come riportava la scritta delle maschere mortuarie. Il calco di un oggetto significa congelarlo in un tempo sospeso e conferirgli una sorta di immortalità.

Mapping spaces
From 13th February till 8th May 2010
Artists: Loredana Faraon e Jane Wafer

A new exhibition opens on Saturday 13th February at 6 pm at Maura Lari’s Attic Studio in Medesano, Parma: ‘Mapping Spaces’ is the work of two British artists, Loredana Faraon and Jane Wafer.
These two emerging artists both studied Fine Art at Oxford Brookes University, and are now exhibiting in Italy for the first time, with Loredana’s installation entitled ‘The Truman Brewery in 2009’, and a set of sculptures entitled ‘The Object Museum’, and Jane’s video ‘Rites of Passage. Taking a sofa on a journey’ and an installation called ‘Lost Lands’.
This show brings together two artists who have been working separately, with some works that were first shown in England in 2009, and some that will be created on-site at the Attic Studio a few days before the opening.

Loredana and Jane’s gaze is focused in the exhibition, Mapping spaces, on identity mapping and geographic landscape, resulting in two subjective visions of the same place in a kind of diary of the landscape, which records and reflects social and environmental transformations. The area of investigation in question is around Medesano, in the province of Parma, territory that is undergoing a profound and rapid change in the landscape due to human activity, particularly a gradual cementing over which has been taking place for some years, and the forthcoming construction of reservoirs with a high environmental impact that will mark forever the identity and history of this territory.

Jane Wafer will confront the gallery space by creating an installation with natural elements collected directly on the site of the proposed reservoirs, declaring a direct dialogue between her work and the locality and its destiny. To accompany the installation there will be a video “Rites of Passage: taking a sofa on a journey”, which documents a journey Jane made in Oxford, recreating a ferry route across a river and taking the sofa to hospital where a relative recently died. This work is a metaphor of the attraversamento of our passage on this earth and the traces that represent the memory of our lives.

Loredana Faraon uses the technique of cast latex to create a negative of an exterior wall of the gallery and invites the viewer to a real change of perspective, rethinking the relationship between interior and exterior.
In addition to the work made on site, this exhibition also shows work that Loredana carried out in 2009 in London, again in latex, at the Truman Brewery in Brick Lane. Casting is one of the oldest sculptural practices and in the past was carried out “in memory of posterity” as shown in the practice of making death masks. The cast of an object is frozen in suspended time and this gives it a kind of immortality.

Ophrys – Infiniti ritorni

Ha inaugurato il 9 ottobre 2010, presso l‘Attic Studio Contemporary Art diMaura Lari, la mostra Infiniti Ritorni di Ophrys.

Ophrys compie in bicicletta mediamente 3.200 Km all’anno, realizzando nello stesso tempo circa 6.600 fotografie. Il suo lavoro si potrebbe considerare una vera e propria performance, un’azione che possiede valore e significato ancora prima del risultato oggettivo.

La sua indagine si rivolge sopratutto al territorio di Medesano, paese in provincia di Parma nel quale Ophrys ha scelto di abitare. Medesano è caratterizzato da una collina pittoresca che rischia di trasformarsi completamente a causa della progressiva cementificazione in atto da alcuni anni.

Le migliaia di fotografie collezionate negli ultimi cinque anni nel corso di tutte le quattro stagioni, costituiscono una mappatura del territorio che testimonia il suo cambiamento. L’immagine “catturata” rappresenta un tentativo di appropriarsi del mondo visibile per documentarlo, custodirlo. Lo stupore e la meraviglia di fronte al paesaggio naturale è fissato dal suo atto fotografico e rappresenta un omaggio alla luce. Le colline, le pianure, i laghetti, nelle sue immagini, contengono una sorta di respiro come se il silenzio si fosse appropriato della terra. Lo sguardo di Ophrys è spesso rivolto verso il basso, sui campi arati accarezzati dalla nebbia, sui prati spruzzati di luce, sulle distese di neve. L’orizzonte tende a sparire dall’inquadratura ed emergono i particolari più sorprendenti. La macchina fotografica si avvicina sempre più alla terra fino a scorgere una mantide religiosa o una farfalla che si posa su un fiore. Lo sguardo sul microcosmo, dunque completa l’indagine sul paesaggio. La natura e i suoi minuscoli abitanti sono i protagonisti di questo racconto mentre la figura umana non compare quasi mai.

Sono fotografie che emozionano lo spettatore per la poesia che contengono e per la loro densità di sostanza filosofica. Le foto di Ophrys rappresentano un’estensione del suo paesaggio interiore, sono una carezza fatta al mondo. Sono un invito a credere ancora nei sogni e nella verità della poesia.

Opens Saturday, October 9th at 18.00 at the Attic Studio Maura Lari Contemporary Art, the show Infiniti Ritorni to Ophrys.

Ophrys makes cycling an average of 3,200 Km per year, creating about 6,600 photos at the same time. His work could be considered a true performance, an action that has value and meaning even before the objective result.
His investigation is aimed mainly at the territory of Medesano, town near Parma where Ophrys has chosen to live. Medesano features a picturesque hill in danger of becoming completely due to the gradual cementing in place for some years.


The thousands of photographs collected over the past five years during all four seasons, are a mapping of the area that shows its change. The image “captured” an attempt to appropriate the visible world to document, store it. The amazement and wonder at the natural landscape is set by the photographic act and pays homage to the light. The hills, plains, lakes, in his images, contain a kind of breath as if the silence was appropriate the land.

The look of Ophrys is often facing down, caressed by fog plowed fields, meadows sprinkled light on the snowfields. The horizon tends to disappear from the picture and the details emerge more surprising. The camera gets closer to the ground until you see a praying mantis and a butterfly lands on a flower. Gaze on the microcosm, then complete the survey the landscape. Nature and its tiny inhabitants are the protagonists of this story, but the human figure, hardly ever. A farmer pruning a willow like an acrobat in the branches, or a man driving his tool in agriculture are the only human presence visible on photographs of Ophrys, the human being is more often evoked only by the traces that leave as furrow of a plow, a barbed wire fence or a row of electrical pylons.


They are photos that excite the audience for poetry they contain and by their density of philosophical substance. Pictures of Ophrys are an extension of her inner landscape, have made the world a caress. They are an invitation to believe in dreams again and truth of poetry.

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