2011

Medesano up and down

fotografie di Ophrys

Dall’8 ottobre al 26 novembre si terrà all’Attic Studio la mostra Medesano up and down con le fotografie di Ophrys. Come nel 2010 con Infiniti riotrni, ritorna, appunto la personale di fotografia coi paesaggi del Parmense. L’autore si fa chiamare con un nome d’arte per motivi ideali e fotografa per passione dal 1984.

È sempre più difficile trovare uno spazio verde incontaminato che l’uomo non ha occupato con manufatti di cemento. Ophrys riesce a individuare i luoghi, a volte ritagli minuscoli, dove la natura è ancora protagonista. Scansa con lo sguardo capannoni e costruzioni disarmonici con l’ambiente circostante e vive l’incontro con questi paesaggi come se fosse un appuntamento. Ad aspettarlo sono le colline coperte di grano a Vrazzano, il lago Saglia a Miano, le fila di salici rossi a Pieve di Cusignano, le colline di Varano Marchesi, l’antica strada della Marialonga che si affaccia su Fornovo e Ramiola, i convolvoli che fioriscono dalle fessure nella roccia di Pietra Corva, i resti del castello di Roccalanzona, poi i gruppi di case storiche come quelli di Costa Cavalli, Case Caselli, Case Ferrari, Case Faggi.

Ophrys percorre sempre gli stessi luoghi, tutti i mesi dell’anno, tra le colline di Medesano e la pianura verso il fiume Taro, nella provincia di Parma. Porta sempre con sé la macchina fotografica, ma anche lo stupore e la meraviglia come se ogni volta vedesse gli stessi paesaggi per la prima volta. Ogni giorno il paesaggio appare diverso, per il susseguirsi delle stagioni, per le mutevoli condizioni atmosferiche e di luce. Se ne possono accorgere le persone più attente e sicuramente lo nota Ophrys che non perde occasione di fermare con un clik quello che colpisce di più la sua attenzione, allo scopo di prolungare la durata delle emozioni vissute durante le sue escursioni.

Il fotografo è un cacciatore moderno, che invece di imbracciare il fucile per catturare la preda infierendo sulla natura, entra nel mondo in punta di piedi, impugna la sua macchina digitale prendendo di mira i prati, i fiori, le farfalle, per conquistarli e portarli con sé senza ferirli. Quanto si porta a casa il fotografo è una forma di ricordo di ciò che ha visto, una copia della natura che è stata sublimata dal suo occhio. La fotografia è come strumento magico, che ci permette di appropriarci del mondo, continuare ad ascoltare quello che ha da dirci, sentire i suoi messaggi, godere i suoi colori, ma senza mai disturbarlo.

Ipotesi di futuro

La mostra Ipotesi di futuro tenutasi dal 2 aprile al 29 maggio 2011 con gli artisti: Carlotta Balestrieri, Carine Chevallier, Rino Stefano Tagliafierro ed Enrico Zermani, affronta il tema dell’ambiente che ci circonda, quello in cui le nostre vite vengono ospitate e alimentate. L’ambiente intorno a noi è il risulato dell’opera del tempo e dell’uomo, collezione di tracce attraverso cui possiamo tentare di presagire il futuro e formulare i nostri dubbi su quello che verrà.

Gli artisti hanno indagato il difficile concetto di “futuro” attraverso la lettura dell’ambiente e trasformato le sensazioni ricevute, in immagini. Le fotografie e le installazioni di questa mostra rappresentano un’indagine, un viaggio di scoperta della nostra terra che non smette mai di sorprenderci. Carlotta Balestrieri e Rino Stefano Tagliafierro hanno realizzato le loro opere a quattro mani, in un sodalizio artistico che dura da qualche anno e che si estende nella loro vita privata.

Presenze misteriose abitano i paesaggi dei nostri artisti mentre gabbiani volteggiano come avvoltoi minacciosi, forse rapprentano un presagio e cercano di dirci qualcosa. Uno squarcio di luce taglia un cielo al tramonto illuminado come il faro di una scena teatrale e i personaggi assistono immobili come attori rassegnati. Un volto che sta per essere inghiottito da un bacino di acqua torbida assomiglia al Grido di Edvard Munch. Un senso di inquietudine ci invade nell’osservazione di queste immagini e ci lasciano col sospetto di un futuro incerto.

La mostra Ipotesi di Futuro si ispira direttamente ad un progetto ambientale che purtroppo, da alcuni anni, minaccia la nostra terra e la nostra tranquillità di semplici cittadini. Il video documentario di Enrico Zermani ci accompagna in un viaggio di esplorazione sul territorio dove gli invasi dovrebbero sorgere e analizza le problematiche attraverso le testimonianze dirette di chi abita quel luogo.

Il lavoro di Enrico Zermani ci porta alla riflessione e il linguaggio crudo del mezzo video ci fa entrare in modo diretto nella realtà che stiamo osservando. Ci fa sentire partecipi e ci commuove nello stesso tempo, lasciandoci lo spazio per le riflessioni più profonde e il desiderio di dare il nostro contributo per la causa intrapresa. Le immagini che l’artista ci propone hanno un forte impatto sull’osservatore e questa voce si va a sostituire al silenzio delle istituzioni politiche che ci lasciano senza informazioni esaurienti e senza spiegazioni. Il potere dell’arte si afferma con la sua diretta semplicità e mette a nudo le problematiche di un territorio che non è mai stato più esposto e vulnerabile.

La paura per l’ignoto e del futuro che ci attende è presente nel lavoro di Carine Chevallier che esorcizza le sue esperienze personalli attraverso l’espressione artistica. Le dieci fotografie dal titolo “Invisibilità” ci raccontano le inquietudini dell’artista dovute alla scomparsa recente di una persona cara. Alcuni stracci stanno appesi ad un filo mentre il paesaggio è inghittito dalla nebbia e l’artista riceve la sensazione della presenza della nonna che non c’è più. Gli stracci e le camice sono appese ad un filo che forse rappresenta quel fragile passaggio che separa la vita dalla morte. Le fotografie sono state scattate in Umbria durante un’escursione e in questo luogo lontano da casa si svolge il mistero di una presenza invisibile agli occhi, ma percepibile agli animi più sensibili. L’Attic Studio affronta ormai da qualche anno il tema del territorio, della memoria che esso costudisce e delle trasformazioni a cui è sottoposto.

I Bacini Idrici che sono in progetto a Medesano, in provincia di Parma, e il silenzio da parte di chi ci governa che non ci propone le informazioni dovute, condizionano inevitabilmente le nostre vite alimentando i nostri incubi. Attraverso la magia dell’arte e dei brillanti interventi dei giovani artisti tentiamo di approfondire e conoscere i meccanismi che regolano le relazioni tra le persone e la natura che ci circonda.

 

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