2012

Da sabato 31 marzo al 29 aprile 2012 la motra “Humus nostrum. Fertilizzante mentale autoctono” con Paolo Buzzi, Giovanni Lami, Luigi Massari, Luca Privitera, Giorgia Severi, Giovanni Scotti, Patrizia Emma Scialpi e Giovanni Zaccariello.

La campagna intorno a noi sta lentamente sparendo inghiottita dal cemento e dalle escavazioni. Diventando più rara, la terra si rivelerà sempre più preziosa consacrandosi la vera ricchezza del futuro. Questa mostra pensa all’humus come elemento simbolico che rappresenta l’importanza delle cose semplici, ma fondamentali al nostro sostentamento. L’humus è uno strato del terreno particolarmente ricco di sostanze organiche ed è importante per la nutrizione delle piante. Gli artisti protagonisti di questa mostra rappresentano simbolicamente l’ ”humus culturale”, in quanto ci propongono il loro pensiero suscitando in noi importanti riflessioni. Coscienti della realtà contemporanea e proiettati verso il futuro, la loro sensibilità si rivolge ai prodotti della terra come dei beni preziosi. Paolo Buzzi coltiva i girasoli nel suo giardino per poi trasformarli in installazioni dal particolare carattere evocativo. Luigi Massari dipinge barche che navigano come arche di Noè in cerca di salvezza, sulle quali spuntano alberi secchi per l’impossibilità di mettere radici. Luca Privitera cura le piante nel suo appartamento documentando pazientemente lo stadio della loro crescita e sottolineare l’importanza delle sostanze nutritive che permettono la vita. Giorgia Severi installa frammenti di natura in ambienti urbani o domestici e, con la collaborazione di Giovanni Lami, in questa occasione, ha aggiunto suoni provenienti dalla campagna di Medesano, quella che sparirà per sempre se il progetto dei bacini idrici arriverà a compimento. Giovanni Scotti si è ispirato alla difficoltà di reperire informazioni riguardo al progetto dei bacini idrici di Medesano. Le foto della nebbia nella campagna di Medesano sono una metafora della mancanza di chiarezza che il paese sta subendo. Patrizia Emma Scialpi con i suoi dipinti Innesti imperfetti allude allo stretto rapporto tra uomo e natura che a volte si svolge in armonia, a volte si rivela un conflitto di interessi. Giovanni Zaccariello ci mostra la campagna di Medesano attraverso gli occhi di una macchina fotografica, elemento meccanico che contrasta con la bellezza del paesaggio naturale e sembra prevedere profeticamente il triste cambiamento al quale questa campagna sarà sottoposta.

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